Ci sono fotografi che seguono le tracce del reale raccontandocele come notizie, fatti e luoghi. Ci sono fotografi che evocano il reale attraverso segni, ombre e suggerimenti.

Raffaella Castagnoli sceglie tutte e due le strade, le usa allo scopo di portarci la sua visione dei fatti. L’uso della sequenza alternata, il dittico e il segno grafico sono strumenti che utilizza per rappresentare entrambe le sue anime. Il racconto del mondo che vediamo si alterna al suo mondo interiore. E’ esattamente nel fluire del tempo, nelle sue differenti sfumature ed estensioni che Raffaella ci porta, con grandi capacità narrative, a una profonda unità espositiva.

Racconti come “Silenzio adeguato” segnano il temo lento del respiro, impongono una lentezza dello sguardo.

Attraverso l’uso del segno grafico “Battito animale” esplora la forza, l’energia e la potenza del tempo nella rossa sequenza del ritmo cardiaco. Un sguardo dove il luogo si perde nei profondi neri per diventare uno scorrere assoluto del tempo e per questo testimone universale.

Radici” unisce con l’uso del dittico gravi fatti di cronaca nazionale al “tutto scorrere” della natura, al suo esistere prima e dopo l’intervento dell’uomo.

La presenza di colore remoto, lontano, il ritmo dello sguardo condotto tra alternanze di linee guida, l’accumularsi delle foglie e del fango sul reale come a volerne riprendere possesso, danno al racconto una profonda solennità fino a spingersi a un lirismo dinamico.

Cave hominem”: uomo e pietra, lavoro e materia, una relazione tra la necessità dell’umanità qui e ora e una presenza che viene da lontano, che si perde nel tempo.

Anche qui la natura è presenza perenne, spesso violentata, ma comunque solenne e forte. Una contrapposizione forse con dei velati segni di sconfitta e sconforto dell’umano. Solo – infine – in una possibile bellezza dello scatto finale sembra portarci una tardiva redenzione, pur sempre intrisa di “pietà”.


Alberto Prina